Alec Ross, ex consigliere per l'innovazione di Obama e Hillary Clinton, oggi docente alla Bologna Business School e nipote di emigrati abruzzesi, scrive da una posizione rara: quella di un americano con radici italiane che osserva il Paese con libertà di giudizio e insieme con affetto genuino. È proprio questo doppio sguardo — esterno ma non estraneo — a rendere "The Italian Dream" diverso dal solito genere declinista sull'Italia. La scheda editoriale di Feltrinelli sintetizza la tesi centrale: "l'Italia è già un sogno. Ma non ha ancora imparato a costruire il proprio futuro".
Il libro alterna racconto personale — viaggi, incontri, esperienze dirette nel Paese — e analisi di ciò che lo frena: sfiducia, avversione al rischio, nostalgia del passato, gerontocrazia. Alberto Bertin, su Il Riformista, nota che l'Italia ha tutto per guidare il domani, eppure "preferisce rifugiarsi nel culto del passato e nel vittimismo". Otto coppie di opposti — giovani/vecchi, innovazione/tradizione, fiducia/sfiducia, ottimismo/pessimismo — strutturano una riflessione mai accademica, dichiaratamente propositiva: Francesco Costa, su Il Post, la descrive come "un modo per credere nel futuro del nostro paese senza copiare gli Stati Uniti".
Ross non si presenta come il guru americano venuto a spiegare agli italiani come devono vivere, e proprio questa postura — più specchio che manifesto — spiega perché lettori e stampa lo trovino credibile anche quando è severo. Il pregio più citato resta il tono: non l'ennesima lamentela sul declino, ma un invito concreto a tornare a sognare in grande, partendo da bellezza, creatività artigianale e imprenditorialità come leve competitive reali, non retoriche.