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Silicio. Dall'invenzione del microprocessore alla nuova scienza della consapevolezza

L'autobiografia di Federico Faggin, il fisico vicentino che ha progettato l'Intel 4004: dalla Silicon Valley delle origini alla svolta che lo ha portato a studiare la coscienza come fenomeno irriducibile al calcolo.

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Nessuno può raccontare la nascita del microprocessore con l'autorità di chi lo ha progettato. "Silicio" convince prima di tutto su questo piano documentario: Sandro Centro, nella recensione per la Società Italiana di Fisica, scrive che "Federico scrive benissimo. Ha una prosa fluida e un periodare chiaro", e che il libro "partendo dalla tecnologia apre una finestra sul significato del nostro essere uomini". I lettori più tecnici apprezzano proprio la ricchezza di dettagli — dalla tecnologia MOS a gate di silicio alla battaglia per il riconoscimento del proprio ruolo in Intel — con le schede più specialistiche relegate in appendice per non appesantire il racconto principale.

Il secondo piano è la parabola umana: un ragazzo di Vicenza che arriva nella Silicon Valley delle origini e fonda Zilog e Synaptics, raccontato con una scrittura che su Goodreads un lettore descrive come "la storia del grande viaggio di un uomo rinascimentale", da consigliare tanto a un ingegnere quanto a chiunque altro. Un altro recensore lo definisce affascinante dal punto di vista tecnico e "uno dei migliori spunti di riflessione" letti in quarant'anni.

Ma è la svolta finale a dividere e insieme ad affascinare: lo studio della coscienza come fenomeno irriducibile al calcolo, un ponte insolito tra fisica quantistica, teoria dell'informazione e filosofia della mente. Anche chi trova questa parte meno scorrevole della narrazione autobiografica riconosce il valore del percorso complessivo — un libro che parte dal silicio e arriva a chiedersi cosa distingua davvero un uomo da una macchina, scritto da uno che quella macchina l'ha inventata.

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