Dal 1993 al 2024 non c'è stato un solo anno in cui Samsung non fosse il primo produttore di memoria al mondo. Poi è arrivata l'HBM, e per la prima volta l'azienda si è trovata a rincorrere qualcun altro sul proprio terreno.
Le origini
L'ingresso nei semiconduttori è una decisione presa dall'alto: nel 1983 il fondatore del gruppo annuncia da Tokyo che Samsung entrerà nella memoria, in un momento in cui l'industria è dominata da giapponesi e americani e nessuno considera credibile un nuovo entrante coreano. Nel giro di dieci anni, a colpi di investimenti anticiclici — costruire fabbriche quando i prezzi crollano e i concorrenti si fermano — Samsung diventa numero uno.
È la stessa logica che le fa vincere il passaggio alla NAND tridimensionale: nel 2013 è la prima a portare in produzione una memoria flash con celle impilate verticalmente, quando gli altri stavano ancora cercando di ridurre le geometrie in piano.
Cosa fa davvero
Samsung produce l'intera gamma: DRAM per server, PC e mobile; NAND e SSD; memorie grafiche; moduli. In più, unica al mondo, ha in casa anche una fonderia di logica e una divisione di packaging avanzato — in teoria la combinazione perfetta per costruire un modulo di memoria ad alta banda completo, con il suo die logico di base.
La svolta AI
È qui che la storia si complica. Samsung aveva sviluppato l'HBM presto, ma nella seconda metà degli anni Dieci il mercato era piccolo e la priorità interna andò altrove. Quando la domanda è esplosa, il concorrente più piccolo aveva un vantaggio di processo — soprattutto nell'impilamento e nella gestione termica — e la qualificazione presso il cliente principale del settore si è rivelata molto più lunga del previsto, con cicli di validazione ripetuti.
Il risultato è che nel ciclo più redditizio della storia della memoria Samsung ha partecipato in misura minore di quanto le competesse per dimensione, mentre il valore si spostava altrove. La risposta è stata una riorganizzazione profonda della divisione e un investimento massiccio sulla generazione successiva di HBM, dove la presenza di una fonderia interna potrebbe finalmente diventare un vantaggio concreto.
Dove può rompersi
Il problema di Samsung non è la capacità produttiva: è l'esecuzione tecnica e la fiducia del cliente, esattamente come nella sua divisione fonderia. Recuperare significa qualificare i prodotti al primo tentativo, non al terzo.
C'è poi un rischio di lungo periodo che riguarda tutti e tre i grandi: la memoria convenzionale, sacrificata per fare spazio all'HBM, sta vivendo una scarsità artificiale che tiene alti i prezzi. Quando la capacità oggi in costruzione entrerà in funzione, l'industria scoprirà se questa volta il ciclo era davvero diverso.