Per trent'anni una percentuale del prezzo di quasi ogni telefono venduto nel mondo è finita a San Diego. Capire Qualcomm significa capire che il suo prodotto principale non è mai stato il silicio.
Le origini
Nasce nel 1985 da un gruppo di ingegneri guidati da Irwin Jacobs, con una scommessa che all'epoca sembrava azzardata: il CDMA, uno schema di accesso radio che consente a più utenti di occupare la stessa banda invece di dividersela. Quando il CDMA diventa la base delle reti di terza generazione, Qualcomm si ritrova proprietaria dei brevetti fondamentali di un'infrastruttura mondiale.
Da qui nasce il modello a due gambe che la definisce: QCT, che vende chip, e QTL, che incassa royalty calcolate sul prezzo del dispositivo finito. Il secondo pesa poco sul fatturato e moltissimo sull'utile — ed è anche la ragione di vent'anni di contenziosi con autorità antitrust e con i clienti, Apple compresa, fino all'accordo del 2019.
Cosa fa davvero
- Modem e radiofrequenza: è il fornitore di riferimento per la connettività cellulare di fascia alta, l'unico in grado di offrire l'intera catena dal baseband all'antenna.
- Snapdragon: i SoC per smartphone Android premium, che integrano CPU, GPU, ISP e unità neurali.
- PC e Windows su Arm: con l'acquisizione di Nuvia nel 2021 Qualcomm si è presa un team di progettisti di CPU di primissimo livello, da cui sono nati i core Oryon e i portatili Snapdragon X.
- Automotive e IoT: la piattaforma per cruscotti digitali, telematica e guida assistita è oggi la vera area di crescita diversificata, con un portafoglio ordini pluriennale.
La svolta AI
La tesi di Qualcomm sull'AI è l'opposto di quella di NVIDIA: non tutto deve passare dal data center. Un modello compatto che gira sul telefono o sul portatile costa zero in inferenza, non ha latenza di rete e non manda dati fuori dal dispositivo. Le NPU integrate negli Snapdragon nascono per quello, e la stessa logica si estende ad auto e dispositivi industriali.
Più di recente l'azienda ha deciso di non lasciare completamente il campo agli altri e ha annunciato acceleratori dedicati all'inferenza in data center, costruiti attorno alle tecnologie di efficienza energetica che conosce meglio. È un ingresso tardivo in un mercato affollato, ma indirizzato al segmento dove il vantaggio competitivo di NVIDIA è meno assoluto: il costo per token, non la potenza di picco.
Dove può rompersi
Il rischio numero uno è la perdita del cliente più grande: Apple ha portato in casa il modem, e ogni generazione di iPhone che monta silicio proprio sottrae volumi. Il secondo è la solidità del modello di licenza, contestato periodicamente da regolatori e produttori. Il terzo è il contenzioso con Arm sui diritti derivanti dall'acquisizione di Nuvia, che ha ricordato a tutti quanto in profondità arrivino le dipendenze contrattuali sull'architettura.
Infine c'è la domanda vera: l'AI on-device è un motivo sufficiente per far ricomprare un telefono? Finora nessuno ha dimostrato che lo sia.