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Il 2025 di Google: tra intelligenza artificiale e sconfitte antitrust

Un anno di svolte nell'intelligenza artificiale e di pesanti sconfitte antitrust.

Da oltre vent'anni Google opera meno come un'azienda tradizionale e più come l'infrastruttura invisibile di internet. Ma mentre il 2025 volge al termine, quella infrastruttura sta affrontando la sua prova di tenuta strutturale più significativa fino ad oggi. Dai drammi giudiziari ad alto rischio a Washington alla corsa frenetica a ridefinire la ricerca online attraverso l'intelligenza artificiale, il colosso di Mountain View ha trascorso gli ultimi dodici mesi oscillando tra ambizione tecnologica e difesa legale.

I tribunali stringono il cerchio

I cambiamenti più profondi si sono verificati nelle aule del sistema giudiziario americano. Per anni i critici hanno sostenuto che il dominio di Google non fosse semplicemente il risultato di un prodotto superiore, ma di tattiche di esclusione calcolate. Quest'anno i tribunali hanno finalmente dato loro ragione. Una sentenza federale storica ha ufficialmente definito Google un monopolista, colpendo in particolare i miliardi di dollari destinati a partner come Apple per garantire che il suo motore di ricerca restasse la porta d'accesso predefinita al web. Non è stato un semplice richiamo: è stata una sfida fondamentale al modello di business dell'azienda, che suggerisce come l'"era Google" dell'egemonia indiscussa nella ricerca online possa avvicinarsi alla fine.

Terreno perso nell'ecosistema mobile

Allo stesso tempo, l'azienda si è trovata spiazzata nell'ecosistema mobile. La vittoria legale di Epic Games ha infranto le illusioni di lunga data sulla necessità del Play Store, costringendo Google a prepararsi a un futuro in cui gli store di app di terze parti e i sistemi di pagamento alternativi non sono più l'eccezione, ma la regola. Questa sconfitta, unita all'assalto in corso del Dipartimento di Giustizia contro la sua tecnologia pubblicitaria, disegna il quadro di un colosso attaccato da ogni angolazione immaginabile, con il rischio di veder smantellato proprio il meccanismo "AdTech" che genera i suoi profitti.

Gemini e la battaglia per il futuro

Eppure, mentre gli avvocati discutevano del passato, gli ingegneri di Google erano concentrati sul futuro. Il lancio di Gemini ha rappresentato molto più di un semplice rebranding degli sforzi dell'azienda nell'AI: è stata una dichiarazione di sopravvivenza. Sotto la pressione dell'ascesa fulminea di OpenAI, Google ha unito le sue unità di ricerca d'élite — DeepMind e Google Brain — per creare un fronte unico. L'integrazione degli "AI Overviews" nei risultati di ricerca doveva essere il fiore all'occhiello dell'azienda, ma il lancio si è rivelato accidentato. Da ricette allucinate che suggerivano colla non tossica a bizzarre imprecisioni storiche nella generazione di immagini, la transizione ha mostrato che anche un pioniere può inciampare quando si muove a velocità elevata.

Un Google più snello e "AI-first"

Anche internamente il clima è stato altrettanto turbolento. Nonostante i risultati finanziari da record, l'azienda ha continuato a ridurre l'organico, segnalando uno spostamento verso un'organizzazione più snella e "AI-first". Questo attrito interno, unito all'incubo di immagine pubblica legato alla controversia sulle immagini generate dall'AI, ha costretto il CEO Sundar Pichai a muoversi in equilibrio tra innovazione e gestione dei danni. Il lancio della serie Pixel 9 ha ulteriormente consolidato questa svolta, promuovendo l'hardware non attraverso obiettivi fotografici o autonomia della batteria, ma attraverso le capacità predittive, quasi inquietanti, dell'assistente Gemini che vive nella tasca dell'utente.

Una casa divisa

Guardando al futuro, la domanda centrale resta se Google riuscirà a cannibalizzare da sola il proprio monopolio nella ricerca prima che lo facciano i tribunali o la concorrenza al suo posto. L'azienda è oggi una casa divisa: una metà combatte un'azione di retroguardia disperata per proteggere la sua miniera d'oro pubblicitaria ereditata dal passato, mentre l'altra prova a costruire un mondo nuovo in cui "cercare" viene sostituito da "chiedere". Se Google uscirà da queste prove come un leader riformato o come un relitto frammentato del web delle origini resta la narrazione più avvincente della Silicon Valley di oggi.

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