Demis Hassabis, cofondatore di DeepMind, premio Nobel per la chimica 2024 e dall'agosto scorso capo scientifico di Alphabet, è il protagonista della nuova puntata di The Job Interview, la serie video di WSJ Magazine pubblicata su YouTube. La rivista lo ha nominato innovatore dell'anno per la tecnologia. Al centro dell'intervista c'è la decisione che ha segnato la sua carriera: la vendita di DeepMind a Google nel 2014, che il titolo del Wall Street Journal colloca a 650 milioni di dollari.
Il prezzo: una stima, non un dato ufficiale
Google confermò l'acquisizione il 26 gennaio 2014 senza comunicare il prezzo. Le cronache di allora parlavano di «oltre 500 milioni di dollari»; Wikipedia riporta una forchetta tra 400 e 650 milioni. La cifra del titolo corrisponde all'estremo più alto. Né Google né DeepMind l'hanno mai confermata.
Prima della cessione DeepMind aveva tra i suoi investitori Founders Fund, Horizons Ventures, Peter Thiel, Elon Musk e Jaan Tallinn. Anche Facebook aveva trattato l'acquisto nel 2013. Mark Zuckerberg ha poi dichiarato, in un'intervista a South Park Commons, che Hassabis usò l'interesse di Facebook per ottenere un prezzo migliore da Google.
Il movente: la potenza di calcolo
Secondo una ricostruzione di 24/7 Wall St. pubblicata ad aprile, che non indica una fonte primaria, a inizio 2014 alcuni finanziatori di DeepMind non avevano rispettato gli impegni presi. Larry Page propose allora la vendita a Google, che poteva garantire potenza di calcolo e tempi lunghi. Musk avrebbe avanzato un'alternativa legata a Tesla e SpaceX, che Hassabis giudicò meno sicura sul fronte delle risorse di calcolo.
Per dare una misura: nel 2026 Alphabet ha indicato agli investitori investimenti tra 175 e 185 miliardi di dollari, in gran parte destinati all'infrastruttura per l'intelligenza artificiale. Si tratta di una previsione della società. Rispetto al valore centrale della forchetta, 650 milioni corrispondono a circa lo 0,36%.
Dopo la vendita: comitato etico, tentato scorporo, cambio al vertice
Dopo l'acquisizione Google istituì un comitato etico sull'intelligenza artificiale, ma non ha mai reso noti i nomi dei componenti.
Secondo il libro di Sebastian Mallaby The Infinity Machine, di cui ha scritto Axios a marzo, Hassabis e il cofondatore Mustafa Suleyman tentarono in seguito di rendere DeepMind indipendente. Avevano ottenuto da Reid Hoffman l'impegno a investire un miliardo di dollari e per tre anni negoziarono con Google attraverso avvocati e banchieri. Il progetto non andò in porto.
Lo stesso Axios osserva che oggi DeepMind è l'unico grande laboratorio di intelligenza artificiale che non deve finanziarsi sul mercato né preparare una quotazione. Hassabis ha dichiarato a Davos che il laboratorio non subisce pressioni per introdurre la pubblicità, che OpenAI sta invece sperimentando.
Il 5 agosto 2026 Sundar Pichai ha annunciato che Hassabis lasciava la guida operativa di Google DeepMind per assumere la presidenza del laboratorio e il ruolo di capo scientifico di Alphabet. Al suo posto è arrivato Koray Kavukcuoglu, fino ad allora responsabile tecnico, che riferisce direttamente a Pichai e supervisiona i modelli Gemini. Hassabis resta amministratore delegato di Isomorphic Labs, la società di ricerca farmaceutica nata da AlphaFold.
AGI e regole: le dichiarazioni di ottobre
Il 14 ottobre, intervenendo al vertice internazionale sull'intelligenza artificiale di Dublino, Hassabis ha definito gli attacchi informatici condotti da agenti AI «primi colpi di avvertimento». Ha spiegato che i sistemi attuali non sono ancora molto potenti, ma che nei prossimi anni gli incidenti potrebbero diventare gravi se il settore non adotterà pratiche di sicurezza simili a quelle della biologia e del nucleare. Ha proposto una certificazione «proporzionata ai rischi» e, in prospettiva, un organismo internazionale di standard.
Nel profilo di WSJ Magazine uscito il 21 ottobre ha anticipato le sue previsioni: l'intelligenza artificiale generale, definita come un sistema in grado di eguagliare l'intera gamma cognitiva del cervello umano, arriverebbe entro due o tre anni. A gennaio, a Davos, indicava cinque-dieci anni; ad aprile il 2030. Come criterio di verifica propone un «test di Einstein»: un sistema addestrato solo su conoscenze precedenti al 1901 dovrebbe essere in grado di arrivare ai risultati pubblicati da Einstein nel 1905. Sul piano delle regole suggerisce un comitato di vigilanza finanziato dall'industria ma sotto controllo pubblico, incaricato di esaminare i modelli prima del rilascio, e avverte che una cattiva regolamentazione è peggiore dell'assenza di regole.
Il quadro
I fatti messi in fila descrivono un percorso preciso. Nel 2014 DeepMind ha ceduto la propria indipendenza in cambio delle risorse di calcolo di Google; il tentativo di recuperarla non è riuscito, e il comitato etico nato con l'acquisizione non è mai diventato pubblico. Oggi il suo fondatore chiede per l'intero settore un controllo esterno sui modelli, mentre le decisioni sui rilasci di Google DeepMind restano in capo ad Alphabet.
Le prossime scadenze: la trimestrale di Alphabet del 28 ottobre, con le indicazioni sugli investimenti per il 2027, e le prime scelte di Kavukcuoglu alla guida del laboratorio.
Fonti: The Wall Street Journal, «Demis Hassabis on Why He Sold DeepMind to Google for $650M», The Job Interview, video su YouTube (trascrizione non accessibile da questo ambiente: i contenuti dell'intervista sono riportati attraverso le fonti che la citano); The Decoder, 21 ottobre, sul profilo di WSJ Magazine; Tom's Guide sull'evoluzione delle previsioni; Daily Sabah sul vertice di Dublino del 14 ottobre; 9to5Google sul cambio ai vertici del 5 agosto; Axios sul libro di Sebastian Mallaby; 24/7 Wall St. via Yahoo Finance, 14 aprile, sulla trattativa del 2014 e sulle stime di spesa di Alphabet (dati della società, non verificati); AOL sulle parole di Mark Zuckerberg; TechCrunch, 26 gennaio 2014; Wikipedia, Google DeepMind.
Foto in evidenza: Demis Hassabis durante la Nobel Lecture a Stoccolma, dicembre 2024. Foto di Jay Dixit, licenza CC BY-SA 4.0, ritagliata.