Se NVIDIA è la faccia dell'infrastruttura AI, Broadcom ne è la struttura portante. Le sue componenti stanno in quasi tutti i data center del mondo, ma non compaiono in nessuna presentazione rivolta al pubblico.
Le origini
La genealogia è un piccolo romanzo industriale: divisione semiconduttori di Hewlett-Packard, poi Agilent nel 1999, poi Avago nel 2005 quando due fondi di private equity la comprano e la quotano nel 2009. Nel 2016 Avago acquisisce la vera Broadcom Corporation per 37 miliardi di dollari e ne prende il nome. Alla guida c'è Hock Tan, che applica sempre la stessa formula: comprare aziende con posizioni dominanti in nicchie difendibili, tagliare la ricerca non essenziale, alzare i prezzi sui clienti che non possono andarsene.
Il metodo si estende oltre i chip: Brocade, CA Technologies, la divisione enterprise di Symantec e infine VMware nel 2023, l'operazione da 69 miliardi che ha trasformato Broadcom anche in un gigante del software infrastrutturale — e che ha fatto infuriare mezzo mercato con la revisione delle licenze. Nel 2018 il tentativo di comprare Qualcomm venne bloccato dal governo statunitense per motivi di sicurezza nazionale.
Cosa fa davvero
Tre famiglie di prodotti contano più di tutte:
- Networking: gli switch Tomahawk e Jericho sono lo standard di fatto della rete Ethernet nei data center. Quando un cluster AI non usa InfiniBand, quasi sempre usa silicio Broadcom.
- Connettività fisica: SerDes ad altissima velocità, DSP per l'ottica, retimer, switch PCIe. Sono i componenti che decidono se un rack riesce davvero a comportarsi come una sola macchina.
- ASIC custom (XPU): Broadcom co-progetta gli acceleratori interni degli hyperscaler. La collaborazione più longeva e nota è quella con Google sulle TPU, ma il modello si è replicato con altri grandi operatori.
Accanto c'è un business wireless molto redditizio — filtri e componenti a radiofrequenza per smartphone di fascia alta — e un mercato storico di controller storage.
La svolta AI
Il salto di Broadcom è che l'AI le ha fatto crescere contemporaneamente tutte e tre le gambe: più acceleratori custom, più porte di rete per collegarli, più ottica per uscire dal rack. È l'unica azienda che guadagna sia quando un hyperscaler compra GPU sia quando decide di non comprarle.
Il posizionamento è anche politicamente astuto: Broadcom non compete con i propri clienti. Non vende un acceleratore a marchio proprio da mettere in concorrenza con quello che progetta per Google o Meta. Vende la capacità di costruirselo — e la rete per farlo funzionare.
Dove può rompersi
La concentrazione è estrema: pochissimi clienti spiegano la maggior parte della crescita AI, e ciascuno di loro ha le competenze per portarsi in casa una parte del lavoro o per affidarlo a Marvell, Alchip o MediaTek. I programmi custom si vincono e si perdono a generazioni intere.
Il secondo rischio è reputazionale, ed è interamente autoprodotto: il modello "compra e spremi" applicato a VMware ha spinto una parte della base clienti a cercare alternative. Funziona benissimo sui conti trimestrali; è meno chiaro cosa lasci sul tavolo nel decennio.