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Starbase Louisiana: SpaceX si compra 500 km² di palude per lanciare trenta razzi al giorno

Cinquecento chilometri quadrati di palude, dieci rampe, una centrale elettrica, un porto e un aeroporto propri, cento miliardi di dollari. Le dimensioni della quarta base di SpaceX non hanno senso se la si legge come uno spazioporto: ha senso se la si legge come la fabbrica del data center in orbita.

Il 25 agosto 2026, accanto al governatore Jeff Landry, la presidente e COO di SpaceX Gwynne Shotwell ha annunciato Starbase Louisiana: la quarta e di gran lunga più grande base di lancio dell'azienda, che sorgerà nella Vermilion Parish, sulla costa del Golfo, attorno alla comunità di Pecan Island, una quarantina di miglia a sud-ovest di Lafayette.

L'investimento dichiarato è di oltre 100 miliardi di dollari — il più grande della storia dello Stato. I cantieri aprono nel 2027, il primo lancio è previsto non prima del 2029.

Fin qui è una notizia industriale come tante. Il punto sono i numeri.

Cinquecento chilometri quadrati

Il sito occupa circa 125.000 acri di palude costiera (le stime delle diverse ricostruzioni oscillano tra 125.000 e 136.000, la parte finale del perimetro non è ancora fissata). Sono all'incirca 500 chilometri quadrati, "oltre 200 miglia quadrate" nella formula usata in conferenza stampa.

Per dare una scala a quel numero:

La terra arriva in blocco: è un ex terreno Exxon che lo Stato ha rivenduto a SpaceX. Non è un ampliamento negoziato pezzo per pezzo come l'annessione dei 7.000 acri chiesta a Boca Chica a febbraio. È un salto di categoria.

Una città-stato che si fabbrica tutto in casa

Dentro quel perimetro non c'è solo una rampa. Il progetto presentato prevede cinque complessi di lancio con due rampe ciascuno — dieci rampe — e attorno:

La parola usata è self-sustaining: la base non deve dipendere da nessuna infrastruttura esterna per i servizi critici. È la ragione vera delle dimensioni. Uno spazioporto in senso stretto — rampe, fiamme, zone di sicurezza — non ha bisogno di 500 km². Una filiera verticale completa che si produce da sé energia, carburante, logistica marittima, logistica aerea e residenza sì.

Il modello economico dell'accordo lo conferma: SpaceX verserà alla Vermilion Parish 25 milioni di dollari l'anno per 25 anni con clausola di adeguamento, più 20 milioni subito, per oltre 820 milioni di pagamenti diretti alla comunità locale, e ha aggiunto una donazione da 25 milioni alla Community Foundation of Acadiana. Sono cifre da trattativa fra un'azienda e un territorio, ma la forma è quella di un accordo fra due enti: un canone annuo, indicizzato, di durata venticinquennale.

Gli occupati dichiarati sono oltre 3.000, con Musk e Shotwell che in conferenza si sono spinti a 10.000.

Trenta lanci al giorno: il conto che spiega tutto

Shotwell ha detto che la base sarà in grado di sostenere "migliaia di lanci Starship all'anno", e che "Starbase Louisiana è progettata dal primo giorno per questo aumento drastico della cadenza". Musk ha aggiunto che il sito avrà "più di una dozzina di torri di lancio", per oltre 30 voli Starship al giorno.

Trenta voli al giorno significa un decollo ogni 48 minuti, notte compresa, dallo stesso pezzo di costa.

Il termine di paragone rende l'idea di quanto sia fuori scala. Nel 2025 SpaceX ha chiuso il sesto anno consecutivo di record con circa 170 lanci — di cui appena cinque voli di prova Starship — e da sola ha fatto più di tutto il resto del mondo messo insieme. La FAA ha da poco alzato il tetto della Starbase texana da 5 a 25 lanci Starship l'anno.

Il salto richiesto non è del 50%: è di due ordini di grandezza. Da 25 lanci l'anno a 10.000. Nessuna ottimizzazione della base attuale ci arriva, ed è esattamente per questo che la base attuale non basta.

C'è poi un vincolo fisico che il pubblico tende a saltare: il propellente. Uno stack Starship completo ne imbarca dell'ordine di 4.500 tonnellate. A diecimila lanci l'anno fanno decine di milioni di tonnellate di metano e ossigeno liquidi da produrre, stoccare e movimentare ogni anno — un conto della serva, ma sufficiente a spiegare perché nel progetto compaiono una centrale elettrica e un porto d'alto mare, e perché quel perimetro è così largo. Non è terreno per i razzi: è terreno per la raffineria.

A cosa serve davvero tutto questo

La risposta ufficiale è la solita: orbita terrestre, Luna, Marte. La risposta operativa, quella che tiene insieme i numeri, è arrivata nella stessa settimana da un altro annuncio.

SpaceX ha anticipato il calendario dei data center orbitali: i primi satelliti AI1, con chip Nvidia a bordo, passano dal 2028 al quarto trimestre 2027, con volumi significativi nel 2028. A gennaio l'azienda ha depositato presso la FCC la richiesta per un sistema fino a un milione di satelliti-data center in orbita tra 500 e 2.000 chilometri.

Il conto che Musk ha fatto pubblicamente è questo: lanciare un milione di tonnellate di satelliti l'anno, con 100 kW di potenza di calcolo per tonnellata, aggiunge 100 gigawatt di capacità di calcolo AI ogni anno. Cento gigawatt sono, per riferimento, quasi il doppio della punta massima di potenza elettrica richiesta dall'intera Italia in un giorno d'estate.

E qui i due annunci si incastrano. Un milione di tonnellate all'anno, diviso il carico utile di una Starship — grosso modo un centinaio di tonnellate a volo — fa diecimila lanci l'anno. Cioè poco meno di trenta al giorno. Cioè, esattamente, la cadenza che Starbase Louisiana è dimensionata per reggere.

Starbase Louisiana non è uno spazioporto costruito per andare su Marte. È l'impianto industriale a terra di un programma di infrastruttura di calcolo in orbita, e la sua superficie è la conseguenza aritmetica di quel programma. Shotwell l'ha detta in modo più elegante: "un altro pezzo di fantascienza trasportato nella realtà, o come la chiamo io, scienza-fatto".

Vale la pena notare il contesto finanziario. SpaceX è una società quotata da giugno 2026: la più grande IPO della storia, 75 miliardi raccolti, valutazione vicina ai 1.800 miliardi di dollari. I cento miliardi della Louisiana sono anche il primo grande impiego di capitale annunciato al mercato dopo lo sbarco in borsa — e un modo per raccontare agli azionisti dove va il denaro nei prossimi dieci anni.

Il prezzo: una costa che sparisce e tredici leggi sospese

La parte scomoda dell'annuncio sta nel tipo di terreno scelto. Non è deserto: sono zone umide costiere, marsh, tra le più fragili degli Stati Uniti.

Sopra a tutto questo c'è una partita normativa che vale più di qualunque prescrizione locale. Il 28 luglio la FAA ha proposto di potersi esentare, per licenze e permessi commerciali spaziali su tutto il territorio nazionale, dai requisiti di tredici leggi federali: tra queste il National Environmental Policy Act, l'Endangered Species Act, parti del Clean Air Act e del Clean Water Act, il National Historic Preservation Act. La consultazione pubblica si chiude il 31 agosto.

Il punto più rilevante per una palude della Louisiana è proprio la sezione del Clean Water Act che vieta di riempire zone umide senza permesso. Se la deroga passa, la trasformazione di 500 km² di marsh in piattaforma industriale non passa più dall'iter che oggi la governerebbe. Non è un dettaglio procedurale: è la differenza fra un progetto che deve dimostrare qualcosa e un progetto che deve solo essere finanziato.

Cosa guardare adesso

Tre date, in ordine di vicinanza.

31 agosto 2026: chiude la consultazione FAA sulle deroghe. È il vero snodo — decide quanto costa costruire, in tempo e in vincoli, non se costruire.

2027: apertura dei cantieri. Da lì si capirà se i numeri annunciati reggono l'impatto con il terreno reale: fondazioni su suolo paludoso, porto d'alto mare da scavare, centrale elettrica da autorizzare. La storia di Boca Chica dice che i tempi di SpaceX vanno moltiplicati, quelli dei contenziosi ambientali anche.

Fine 2027: primo lancio dei satelliti-data center AI1, dalla Florida o dal Texas. È il collaudo della tesi. Se il calcolo in orbita funziona ed è economicamente sensato, i diecimila lanci l'anno diventano una domanda vera e Starbase Louisiana diventa un collo di bottiglia da riempire in fretta. Se non funziona, cento miliardi di dollari e cinquecento chilometri quadrati di palude restano lì a dimostrare che qualcuno aveva dimensionato l'infrastruttura per un mercato che non è arrivato.

Le due possibilità non sono simmetriche solo nel bilancio di SpaceX. Nel primo caso la costa della Louisiana diventa il punto da cui passa, materialmente, una quota della capacità di calcolo mondiale. Nel secondo resta una palude in meno.


Fonti: CNBC, NBC News, SpaceNews, Space.com, Payload, Louisiana Illuminator, E&E News / Politico, Gizmodo, Bloomberg, Aviation Week, NPR.

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