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Geopolitica dell'intelligenza artificiale

Alessandro Aresu tiene insieme filosofia del potere tecnologico, competizione sui microchip e scontro USA-Cina, raccontando la corsa all'IA attraverso i suoi protagonisti reali.

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"Geopolitica dell'intelligenza artificiale" di Alessandro Aresu — analista di geopolitica industriale e consulente scientifico di Limes — è tra i pochi saggi italiani a tenere insieme tre piani che di solito restano separati: la filosofia del potere tecnologico, la competizione industriale sui microchip e lo scontro strategico tra Stati Uniti e Cina. Il pregio più citato dai lettori è la capacità narrativa: un libro di quasi 600 pagine che, secondo la recensione di Cascolearning.it, "si legge come un avvincente romanzo" nonostante la complessità degli argomenti, grazie alla scelta di raccontare la rivoluzione dell'IA attraverso i suoi protagonisti reali.

La ricostruzione del percorso di Jensen Huang — da chi "puliva i bagni al Denny's" a fondatore di NVIDIA — mostra le GPU come il "cervello di calcolo" dietro lo sviluppo dell'IA, e la narrazione arriva a coinvolgere anche le infrastrutture nella guerra tecnologica tra Washington e Pechino. Aresu non si limita alla cronaca: con la sua formazione in filosofia del diritto, smonta la retorica del settore, in particolare l'uso disinvolto di parole come "intelligenza" e "umanità" nel marketing tecnologico — quello che lui stesso chiama il "marketing del concetto di umanità". Anche una recensione più critica nel merito, su Controversie.blog, riconosce il valore di questa operazione: apprezza "la giusta critica nei confronti dell'ignoranza con cui i politici affrontano le questioni del progresso tecnologico".

È un libro consigliato a chi vuole capire perché i microchip sono diventati infrastruttura geopolitica prima ancora che prodotto industriale, e chi comanda davvero la corsa all'intelligenza artificiale — non solo le aziende, ma gli Stati che ne controllano la filiera.

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