Si chiama "Piattaforma di controllo dinamico del personale d'oltremare" (境外人员动态管控平台) ed è una normalissima dashboard web: menu a sinistra, mappa al centro, contatori in alto. La differenza è che i numeri sui contatori sono persone, e che il pannello è rimasto per mesi raggiungibile da chiunque su internet — con username e password già precompilati nel form di login.
A trovarla, a gennaio 2026, è stato Marc Hofer, ricercatore di cybersecurity e giornalista basato ad Amsterdam, che pubblica come NetAskari. Il New York Times ha poi verificato e ricostruito la filiera industriale dietro la piattaforma, pubblicando l'inchiesta il 2 agosto. È uno dei rarissimi casi in cui la sorveglianza cinese sugli stranieri non è deducibile per indizi, ma visibile a schermo.
Cosa conteneva
Il cruscotto risultava costruito per il Public Security Bureau di Zhangjiakou, città dell'Hebei a un'ora scarsa di treno ad alta velocità da Pechino, nota per gli impianti sciistici e per aver co-ospitato le Olimpiadi invernali del 2022.
I numeri, come li ha letti Hofer:
- oltre 700 residenti stranieri censiti nella città;
- quasi 12.000 schede in totale, che includono latitanti, persone provenienti da Hong Kong e Taiwan;
- più di 300 giornalisti stranieri — in pratica quasi l'intera stampa estera accreditata a Pechino intorno al 2021, con la foto del passaporto scattata all'ufficio immigrazione, numero di cellulare privato, dettagli del visto e data di nascita.
Ogni scheda parte dall'anagrafica classica: nazionalità, data di nascita, sesso, stato civile, indirizzo, professione. In alcuni casi anche la religione. Ma è il livello successivo a rendere l'archivio diverso da un registro di polizia tradizionale.
Il punto non è il dato, è la fusione
Quello che il pannello mostra non è un elenco: è un flusso di vita quotidiana ricomposto da fonti separate. Secondo quanto documentato da Hofer e dal NYT, le schede possono contenere:
- il numero esatto di carrozza e posto a sedere del treno preso da Pechino o Shanghai;
- scansioni di riconoscimento facciale ai tornelli degli impianti sciistici locali;
- pagamenti di carburante, rifornimenti, luoghi frequentati per gli acquisti;
- visite ospedaliere e altri passaggi sanitari;
- il transito in zone marcate come "aree ad alta frequenza di petizioni" — i luoghi dove i cittadini cinesi vanno a protestare formalmente contro le autorità;
- una funzione di mappatura delle relazioni: chi la persona incontra, quanto spesso, in quale contesto.
È esattamente la logica del progetto Xueliang (雪亮, "Occhi acuti"), il programma nazionale su cui Pechino lavora da un decennio, nato come evoluzione di SkyNet: non nuovi sensori, ma la correlazione di sensori e database che già esistono — telecamere, registri visti, prenotazioni ferroviarie, app di viaggio, scansioni di documenti e volti — in un'unica scheda per persona.
Una parte dei profili, secondo alcuni giornalisti che si sono riconosciuti nell'archivio, era popolata con dati reali di persone realmente residenti o transitate in Cina. Non un ambiente di test.
Chi lo costruisce: la filiera dei fornitori
Qui l'inchiesta del New York Times aggiunge il pezzo industriale, ed è la parte più interessante per chi guarda il fenomeno come mercato e non solo come politica.
Incrociando bandi di gara pubblici, i giornalisti hanno collegato la piattaforma a Origin Dynamic, azienda di Pechino che vende robotica, sistemi e servizi di sorveglianza alle forze di polizia. Nel 2023 la società aveva depositato il brevetto di un sistema quasi identico nel design, descritto come "interfaccia informativa" per cittadini non cinesi. Una quota della società, sempre secondo il NYT, è in mano a funzionari del governo locale di Yancheng, nel Jiangsu.
Non è un'anomalia: è la conseguenza della surveillance sprawl cinese, alimentata da un ecosistema in espansione di fornitori, appaltatori e agenzie di pubblica sicurezza.
È la lettura che dà Greg Walton, ricercatore che studia da anni sistemi analoghi. E spiega anche perché il pannello fosse esposto: più il mercato si frammenta tra vendor, sub-fornitori e uffici provinciali, più aumenta la superficie di errore. Un capitolato vinto, una demo lasciata su un server pubblico, credenziali hardcoded nel form per comodità dell'operatore.
La cronologia, e la risposta ufficiale
Hofer ha iniziato a scaricare dati a gennaio. La dashboard è stata messa offline a maggio. Nel mezzo, ha trovato anche il registro degli accessi recenti: utenti riconducibili a otto stazioni di polizia di Zhangjiakou e tre di altre città. E ha trovato se stesso — la propria foto scattata dagli agenti dell'immigrazione cinese, il numero di passaporto, il numero di cellulare usato in Cina.
Interpellato dal NYT con i link ai materiali, il Ministero degli Esteri cinese ha risposto di "non essere a conoscenza delle circostanze descritte". Il Ministero della Pubblica Sicurezza non ha commentato.
Il Foreign Correspondents' Club of China, nel suo ultimo rapporto annuale, aveva già scritto che la sorveglianza sulla stampa estera "è diventata sempre più sofisticata e digitalizzata", segnalando anche l'uso di droni per seguire i giornalisti sul campo. Secondo la ricostruzione di Hofer, alcuni corrispondenti sono taggati per il tracciamento in tempo reale: il sistema genera un alert automatico alla polizia nel momento in cui entrano in una giurisdizione. Attenzione sproporzionata, in particolare, verso i cittadini dei paesi Five Eyes (Stati Uniti, Regno Unito, Australia, Nuova Zelanda, Canada).
Perché conta adesso
C'è un cortocircuito di calendario che vale la pena notare.
Il 2026 è l'anno in cui la Cina si è aperta come mai prima al turismo in ingresso: esenzione unilaterale dal visto per una cinquantina di paesi (Italia inclusa) e accordi di reciprocità con un'altra trentina. Nel primo semestre gli arrivi di stranieri sono cresciuti di oltre il 20% su base annua, con 17,8 milioni di ingressi senza visto, quasi l'80% del totale.
Più persone entrano senza attrito burocratico all'ingresso. E l'attrito, semplicemente, si sposta dopo la frontiera: dalla coda al consolato al profilo che si popola da solo mentre prendi un treno, paghi il pieno o passi un tornello. Le due cose non sono in contraddizione — sono lo stesso disegno. Un confine più fluido è sostenibile, per uno stato di sicurezza, solo se il controllo interno è più fine.
Per chi lavora con la Cina — corrispondenti, ricercatori, manager, studenti, coniugi di cittadini cinesi — il messaggio operativo è meno drammatico e più concreto di quanto sembri: non esiste il dato irrilevante. Il posto sul treno non è un dato sensibile. Il rifornimento di benzina non è un dato sensibile. È l'aggregazione a produrre il dossier, e l'aggregazione è già stata fatta, da un fornitore privato, per conto di un ufficio di polizia di provincia, e lasciata online senza password.
L'ironia finale è tutta lì: il sistema più capillare di raccolta di informazioni sugli stranieri mai documentato pubblicamente è diventato di dominio pubblico non per una fuga di notizie o un attacco informatico, ma perché qualcuno aveva lasciato le credenziali scritte nel modulo di login.
Fonti: The New York Times, NetAskari — Sharp Eyes (Parte 1 e Parte 2), Chinascope, Il Post, StratNews Global.