GignuxNote
Back to home

AI Act, la guida semplice: cosa vieta davvero, chi controlla e cosa è appena slittato

Il regolamento europeo sull'intelligenza artificiale è legge dal 2024, ma il calendario è stato riscritto il mese scorso. Cosa è già obbligatorio, cosa scatta a dicembre, cosa è stato rinviato al 2027-2028 e quanto si rischia: tutto in una lettura sola, senza gergo.

L'AI Act — formalmente il Regolamento (UE) 2024/1689 — è il primo tentativo al mondo di regolare l'intelligenza artificiale con una legge orizzontale: non un settore alla volta, ma una griglia unica valida per sanità, banche, scuola, industria e pubblica amministrazione. È stato approvato dal Parlamento europeo il 13 marzo 2024, adottato dal Consiglio il 21 maggio, pubblicato in Gazzetta il 12 luglio ed è entrato in vigore il 1° agosto 2024.

Da allora si applica a scaglioni, e il calendario è la parte che confonde di più: nessuno degli obblighi è scattato tutto insieme, e a luglio 2026 l'Unione ha rimesso mano alle date con il Regolamento (UE) 2026/1744, il cosiddetto Digital Omnibus sull'IA, pubblicato in Gazzetta il 24 luglio 2026 ed entrato in vigore il 27 luglio, sei giorni prima della scadenza che avrebbe dovuto far partire la parte più pesante del regolamento. È la prima modifica sostanziale all'AI Act da quando esiste.

Questa è la mappa aggiornata: cosa è vietato, cosa è obbligatorio oggi, cosa arriva a dicembre e cosa è stato spostato di uno o due anni.

Il meccanismo di base: si regola l'uso, non la tecnologia

Il punto che sfugge più spesso è che l'AI Act non regola i modelli in quanto tali, ma il rischio dell'uso che se ne fa. Lo stesso identico sistema di riconoscimento delle immagini è irrilevante se ordina le foto delle vacanze, è "ad alto rischio" se filtra i curriculum, ed è vietato se deduce le emozioni dei dipendenti in ufficio. La domanda giuridica non è mai "che modello è", ma "a cosa serve, e a chi può fare male".

Da lì discendono quattro livelli:

A questa griglia si affianca un secondo binario, aggiunto in corsa nel 2024 quando i modelli generativi hanno reso evidente che una tecnologia "per tutti gli usi" non entrava nello schema: le regole per i modelli di IA per finalità generali (GPAI), che si applicano a chi costruisce il modello, indipendentemente da cosa ci farà chi lo integra.

Cosa è già vietato, dal 2 febbraio 2025

I divieti dell'articolo 5 sono la parte in vigore da più tempo e la meno negoziabile. Sono otto famiglie di pratiche:

  1. tecniche subliminali o manipolative che distorcono il comportamento causando un danno;
  2. sfruttamento delle vulnerabilità di una persona per età, disabilità o situazione socio-economica;
  3. social scoring: classificare le persone in base al comportamento sociale, con effetti sfavorevoli in contesti scollegati da dove i dati sono stati raccolti;
  4. polizia predittiva individuale, cioè prevedere il rischio che una singola persona commetta un reato sulla sola base di profilazione o tratti di personalità;
  5. creazione o ampliamento di banche dati di riconoscimento facciale con scraping non mirato di immagini da internet o dalle telecamere a circuito chiuso;
  6. riconoscimento delle emozioni sul luogo di lavoro e negli istituti di istruzione, salvo motivi medici o di sicurezza;
  7. categorizzazione biometrica per dedurre dati sensibili — orientamento sessuale, convinzioni religiose, opinioni politiche, origine etnica;
  8. identificazione biometrica remota in tempo reale in spazi accessibili al pubblico a fini di attività di contrasto, con eccezioni tassative e autorizzazione giudiziaria.

Dal 2 dicembre 2026 l'elenco si allunga di due voci, introdotte dall'Omnibus di luglio: la generazione o manipolazione con IA di immagini intime non consensuali e la produzione di materiale pedopornografico. Sono i primi divieti aggiunti dopo l'approvazione, e sono la risposta politica alla diffusione degli strumenti di nudify — un pezzo di realtà che nel 2024 non era ancora considerato abbastanza grave da entrare nell'articolo 5.

Sempre dal 2 febbraio 2025 vale anche l'obbligo di alfabetizzazione sull'IA (articolo 4): chi fornisce o usa sistemi di IA deve garantire che il personale abbia un livello di competenza adeguato. L'Omnibus lo ha reso esplicitamente proporzionale ai rischi e alle dimensioni dell'organizzazione: non è più una formazione a taglia unica, ma resta un obbligo.

I modelli generalisti: l'unico pezzo davvero a regime

Dal 2 agosto 2025 si applicano gli obblighi per chi immette sul mercato europeo un modello GPAI. In sintesi: documentazione tecnica del modello, informazioni per chi lo integra a valle, una politica di rispetto del diritto d'autore e un riepilogo pubblico dei contenuti usati per l'addestramento.

Sopra una certa soglia di potenza di calcolo — 10²⁵ FLOP impiegati nell'addestramento — il modello è presunto a rischio sistemico, e scattano obblighi aggiuntivi: valutazione avversariale, mitigazione dei rischi sistemici, cybersicurezza a livello di modello e segnalazione degli incidenti gravi all'AI Office della Commissione. La soglia è un proxy grezzo, e infatti l'AI Office può classificare come sistemico anche un modello sotto soglia sulla base delle sue capacità.

Per dimostrare la conformità esiste il Codice di buone pratiche per i GPAI, pubblicato dalla Commissione il 10 luglio 2025 e articolato in tre capitoli: trasparenza e diritto d'autore per tutti, sicurezza per i modelli a rischio sistemico. L'adesione è volontaria, ma è la strada più economica: chi non firma deve dimostrare la conformità per altra via, con l'onere della prova a suo carico.

Alto rischio: l'obbligo vero, rinviato di sedici mesi

Il cuore pesante dell'AI Act sono i sistemi ad alto rischio: quelli elencati nell'Allegato III (selezione del personale, valutazione del merito creditizio, accesso a servizi pubblici essenziali, istruzione, migrazione, giustizia, infrastrutture critiche) e quelli dell'Allegato I, cioè l'IA incorporata in prodotti già regolati da norme di armonizzazione europea — dispositivi medici, macchine, ascensori, giocattoli.

Per questi servono sistema di gestione del rischio lungo tutto il ciclo di vita, governo dei dati di addestramento, documentazione tecnica, log automatici, sorveglianza umana effettiva, robustezza e cybersicurezza, valutazione di conformità e registrazione in una banca dati europea. È un impianto che assomiglia molto alla marcatura CE, applicato a software che cambia comportamento nel tempo.

Doveva diventare obbligatorio il 2 agosto 2026. Non è successo: l'Omnibus lo ha spostato al 2 dicembre 2027 per i sistemi stand-alone dell'Allegato III e al 2 agosto 2028 per l'IA integrata nei prodotti dell'Allegato I. Il motivo dichiarato è che gli standard tecnici armonizzati — quelli che traducono i principi del regolamento in requisiti verificabili — non erano pronti: senza norme CEN-CENELEC, un'azienda avrebbe dovuto certificarsi rispetto a un bersaglio non ancora disegnato. Il motivo non dichiarato è la pressione dell'industria e dei governi sulla competitività europea, la stessa che ha prodotto l'intero pacchetto di semplificazione digitale.

Va letto per quello che è: un rinvio, non una cancellazione. Gli obblighi restano identici nella sostanza, con qualche alleggerimento procedurale — documentazione tecnica semplificata estesa dalle PMI anche alle small mid-cap, requisiti informativi ridotti per la registrazione in banca dati — e con l'aggiunta di un obbligo di registrazione anche per chi ritiene che il proprio sistema non sia ad alto rischio, così che quella autovalutazione resti tracciabile.

Trasparenza: la parte che riguarda quasi tutti

Dal 2 agosto 2026 si applica l'articolo 50, ed è l'obbligo che tocca il maggior numero di organizzazioni, comprese quelle che non hanno mai pensato di "fare IA":

Un pezzo è slittato di quattro mesi: la marcatura leggibile dalle macchine dei contenuti sintetici — il watermark tecnico nei metadati, non l'etichetta visibile — si applica dal 2 dicembre 2026, perché gli standard di provenienza sono ancora in movimento.

Le sanzioni, e chi le applica

Il regime sanzionatorio è pienamente operativo dal 2 agosto 2026. Tre fasce, e vale sempre l'importo più alto tra la cifra fissa e la percentuale del fatturato mondiale annuo:

Violazione Massimo
Pratiche vietate (articolo 5) 35 milioni € o 7% del fatturato
Altri obblighi (alto rischio, trasparenza, GPAI) 15 milioni € o 3%
Informazioni false o fuorvianti alle autorità 7,5 milioni € o 1%

Per le PMI e le start-up il criterio si inverte: si applica l'importo minore tra i due. Il 7% è una soglia più alta di quella del GDPR (4%), e non è un caso: segnala che l'articolo 5 non è un adempimento ma una linea rossa.

L'architettura di controllo è a due piani. A livello europeo, l'AI Office della Commissione vigila direttamente sui modelli GPAI, e l'Omnibus gli ha attribuito poteri assimilabili a quelli di un'autorità di vigilanza del mercato: può rendere vincolanti gli impegni degli operatori e irrogare sanzioni pecuniarie. A livello nazionale, ogni Stato designa le proprie autorità di notifica e di vigilanza.

In Italia il quadro è definito dalla legge 23 settembre 2025, n. 132, in vigore dal 10 ottobre 2025, che non crea un sistema alternativo all'AI Act ma riempie gli spazi che il regolamento lascia agli Stati. Le autorità nazionali sono due: l'AgID, competente su notifica, accreditamento e vigilanza degli organismi di valutazione della conformità, e l'ACN, che ha la vigilanza di mercato con poteri ispettivi e sanzionatori e fa da punto di contatto unico con le istituzioni europee.

Il calendario, in una tabella

Data Cosa si applica
1 agosto 2024 Entrata in vigore del Regolamento (UE) 2024/1689
2 febbraio 2025 Divieti dell'articolo 5; obbligo di alfabetizzazione sull'IA
2 agosto 2025 Obblighi per i modelli GPAI; governance; designazione delle autorità nazionali
2 agosto 2026 Applicazione generale; trasparenza dell'articolo 50; regime sanzionatorio operativo; sandbox nazionali
2 dicembre 2026 Nuovi divieti (deepfake intimi non consensuali, CSAM); marcatura leggibile dalle macchine dei contenuti sintetici
2 dicembre 2027 Obblighi per i sistemi ad alto rischio stand-alone (Allegato III) — rinviati dal 2 agosto 2026
2 agosto 2028 Obblighi per l'IA incorporata in prodotti regolati (Allegato I) — rinviati dal 2 agosto 2027

Cosa significa, in pratica

Per chi usa l'IA senza svilupparla — la maggioranza delle aziende — gli adempimenti concreti oggi sono tre, e nessuno richiede un progetto di compliance da centinaia di migliaia di euro: sapere quali sistemi di IA girano in azienda e a cosa servono, verificare che nessuno ricada nell'articolo 5 (il caso classico è il software che analizza il tono di voce dei dipendenti nel customer care), e mettere le etichette dove servono su chatbot e contenuti generati.

Per chi sviluppa, il rinvio al 2027-2028 è ossigeno ma è anche una trappola: sedici mesi in più sembrano tanti finché non si scopre che il lavoro vero — la tracciabilità dei dati di addestramento, i log, la documentazione — è retroattivo sulle scelte fatte oggi. Un sistema costruito adesso senza pensare all'Allegato III arriverà al 2027 con un debito tecnico che non si sana con una consulenza legale.

E per l'Europa resta aperta la domanda di fondo. L'AI Act era stato presentato come il Brussels effect applicato all'intelligenza artificiale: scrivere lo standard globale prima degli altri e lasciare che il mercato si adegui. Il primo emendamento sostanziale, arrivato prima ancora che l'impianto entrasse davvero in funzione, dice che la scommessa è più fragile del previsto — e che la partita tra ambizione regolatoria e competitività industriale non è chiusa, ma solo rinviata insieme alle scadenze.

AI

Continua a leggere.